Contenuti brandizzati su blog e social

Il post di ieri sulla Instagram relativo ai branded content ha di nuovo scatenato un sacco di domande.

Diciamo che come al solito la legge italiana ? non indietro, di pi?! Al momento quindi non esiste ancora alcuna norma che regolamenti ci? che chiamare “fenomeno” mi sa tanto di donna cannone al luna park, visto che siamo di fronte ad una forma di pubblicit? a tutti gli effetti che sono ormai anni che le aziende mettono a budget perch?, diciamocelo, funziona.

Testimonial, influencer e micro influencer

Le aziende da decine e decine di anni utilizzano testimonial famosi per dare un volto al proprio brand, ai propri prodotti e seevizi.

Si spazia da Modelle/i, sportive/i, attori, cantanti, ecc ecc

Nei primi 2000 nascono i blog, i pi? lungimiranti intuiscono la potenzialit? di persone comuni che raccontando nel proprio spazio virtuale le proprie passioni, il proprio vissuto, le proprie scelte in termini di food, make-up, moda, tecnologia, ecc riescono a spostare le scelte dei propri lettori: nasce cos? il fenomeno dei micro influencer. Che poi, se ci pensate, tutti noi siamo in qualche modo influencer per nostra cerchia di conoscenze (amici, colleghi, chi viene in palestra con noi, chi legge i nostri status su Facebook, ecc ecc). Da sempre mia mamma, ad esempio, elargisce consigli di cucina, trucchi sulla pulizia della casa e sull’orto: prima si chiamavano consigli ed erano gratis, ora se hai un blog e sei seguito sui social, potrebbero essere markette ed essere a pagamento.

Vi parlavo di influencer e micro influencer perch? per ogni Ferragni e Kayla Itsines, per ogni Clio Make-up e ogni Mariano Di vaio (s?, ci sono anche uomini in questo mondo di blogger) , ci sono migliaia di (pi? o meno) micro blogger che pur non avendo milioni di followers sui vari social, hanno costruito negli anni relazioni solide con i propri lettori.

a questi microinfluencer le aziende puntano proprio!

Brand & influencer marketing

Dicevo che nascono i blog, i social iniziano a prender sempre pi? piede, e chi ci ha visto lungo, ha iniziato a intravedere uno spazio enorme per fare business. Le aziende hanno intuito che quelle relazioni solide costruite nel tempo potessero essere oro per veicolare i propri messaggi. Hanno quindi iniziato ad inviare a blogger e “personaggi” social omaggi, inviti per testare servizi, prodotti in cambio di reviews, foto sui social, blog post con idee di utilizzo. Questa pratica pu? essere fatta gratuitamente o dietro compenso o cambi merce. C’? un ma: ad oggi non esiste un codice ateco che inquadri l’attivit? di blogger n? tantomeno quella di influencer: siamo di fronte ad una lacuna legislativa grande come una casa! Ed in questo limbo C’? spazio per tutto (e di pi?).

Il limbo

Trova quindi terreno fertile ogni pratica, pi? o meno corretta: passiamo dai brand che ti “omaggiano” 3kg di farina, ma in cambio vogliono 5 ricette al mese, alle sedicenti agenzie di comunicazione che per il loro cliente ti propongono di inviare settantordici ricette che verranno inserire su sito aziendale e social del brand (uh contenuti gratis! Ma che furbetti!), a chi ti paga in buoni benzina/pasto/amazon (perch? non tassabili), a chi ti chiede una quotazione economica perch? sa che l’aver intessuto relazioni, crato un pubblico con il quale si ? instaurato un rapporto di fiducia, ? cosa difficile e di valore.

Dopo il servizio di report sui food blogger ci si ? tolti le fette di Cotto dagli occhi e si ? iniziato a vedere l’enorme limbo e lo Stato ha intuito ” ragazzi qui C’? business, e dove c’? business ci sono tasse! Influencer arriviamoo”

Il progetto di legge “anti-influencer”

In questa estate caldissima mi ? toccato di leggere pure questo, come se fossimo una malattia da debellare alla stregua del morbillo!

Non sar? una legge anti-influencer, ma, mi auspico, una norma che metter? un po’ di paletti a questa pratica e forse porter? ad un riconoscimento legislativo delle figure che con il web ci lavorano e vorrebbero farlo senza escamotage vari, o attendere 1 mese e mezzo che la Camera di Commercio capisca cosa fa una blogger e non tenga bloccato il rilascio della partita Iva perch? non ha minimamente idea di dove inserirti dato che i codici ateco esistenti non prevedono questa casistica ( True story: la mia!).

I primi richiami

Dato il limbo, dato il business ed intuito che lo stato non ci stava guadagnando, ecco che iniziano ad arrivare i primi richiami all’ordine: letterine che dicono all’influencer che sta svolgendo pratiche di pubblicit? e lo sta facendo in modo scorregto perch? le normative sulla pubblicit? riguardano anche il web e quindi ci si deve adeguare inserendo delle diciture particolari (non ben identificate) all’interno di ogni contenuto non spontaneo.

Quando un influencer fa pubblicit??

Ogni volta che:

1. Riceve un compenso a fronte del racconto sui suoi canali della sua esperienza con quel brand/prodotto/ servizio. Sia un post sul blog, un video, una ricetta, una video ricetta, un twit, un post su Fb o una Instagram story

2. Riceve un prodotto/servizio in cambio del suo racconto

3. Riceve un omaggio

In conclusione: ogni volta che appare un contenuto non spontaneo, ovvero se chi scrive non ha spontaneamente scelto di soggiornare in quell’albergo, cenare in quel ristorante, indossare quel gioiello, cucinare quel prodotto, ecc.

Le fonti

Qui di seguito un po’ di link utili alle fonti che trattano della materia. Il mio consiglio ? di leggerle, tutte, per capire meglio e andare oltre gli articoli senzionalistici che sono pi? che altro degli acchiappaclick con quei titoloni

 

1. Comunicato stampa AGCM

http://www.agcm.it/stampa/comunicati/8853-antitrust-su-influencer-marketing-la-pubblicit%C3%A0-deve-essere-sempre-trasparente.html

 

2. Policies di Facebook (in italiano)

https://www.facebook.com/policies/brandedcontent

2. bis Policies di Facebook in Inglese (qui trovate il link per richiedere lo strumento branded content)

https://www.facebook.com/facebookmedia/get-started/branded-content
Cito: “We define branded content as a creator or publisher’s content that features or is influenced by a business partner for an exchange of value.?” quindi non contenuto a pagamento, ma quando c’? scambio di valore (in merce o servizi).

 

3. codice etico di Igers Italia che non ? vincolante

http://instagramersitalia.it/codice-etico-per-i-digital-content-creator/

 

4. il primo appello della Federal Trade a webstar & influencer Commission

https://www.ftc.gov/news-events/press-releases/2017/04/ftc-staff-reminds-influencers-brands-clearly-disclose

Cito: “The FTC?s Endorsement Guides provide that if there is a ?material connection? between an endorser and an advertiser ? in other words, a connection that might affect the weight or credibility that consumers give the endorsement ? that connection should be clearly and conspicuously disclosed, unless it is already clear from the context of the communication. A material connection could be a business or family relationship, monetary payment, or the gift of a free product. Importantly, the Endorsement Guides apply to both marketers and endorsers.
e l’Italia dovrebbe (a mio parere e a quanto ho capito) ispirarsi a questo modello USA

 

5. la digital Chart dell’istituto dell’autodisciplina pubblicitaria

http://www.iap.it/digital-chart/

 

 

Ora saluto a giurista latente che ? in me e torno a far la blogger!

Spero di aver chiarito qualche dubbio, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i miei colleghi blogger e le agenzie e cosa ne pensate voi che ci seguite, se vi va fatemelo sapere con un commento o messaggio privato

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