Panettone ligure (ricetta della zia Santina)

Ogni famiglia ha certezze granitiche su cui sa di poter contare sempre.
Noi, oltre al fatto che non moriremo mai di fame nè di sete perchè cantina e frigorifero DEVONO esser sempre ben forniti quasi fosse una prescrizione medica, sappiamo con una certezza assoluta che a Natale si mangerà “il panettone della zia Santina”.
La zia Santina, che in realtà si chiama Lucia,  è la sorella del Nonno Silvano ed ogni anno, da sempre, regala ai suoi nipoti (e quindi anche a mio papà) un panettone ligure fatto da lei.

Esistono mille e più ricette di questo dolce tipico natalizio ed ovviamente, anche in questo caso, ogni zona ed ogni famiglia ha la sua particolare variante.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare è un dolce veloce da fare, diversamente dal panettone milanese, richiede solo parecchio tempo di cottura e non ha canditi*.
Non è un dolce “povero” perchè ci sono ingredienti come pinoli, uvetta ed olio extravergine di oliva che sono parecchio costosi, questo lo rende appunto un dolce da festa.
Ci sono parecchie usanze legate al panettone genovese che pare essere addirittura di origini persiane: alcuni vogliono che a portarlo in tavola sia il più giovane della famiglia e che sulla sommità del pane vi sia un rametto di alloro come segno benaugurale, secondo altri è la nonna che lo assaggia prima di distribuirlo agli altri commensali. Si usava tenere da parte la prima fetta per i poveri ed una parte per essere mangiata il giorno di San Biagio (3 febbraio), questo perchè il pandolce si conserva bene per alcune settimane.

In questi giorni mi sono soffermata sulla parola “tradizione” che, a parer mio, ha un significato ed una valenza molto, molto importante (ammetto che da piccola, complice la maestra Paola, avevo una vera e propria passione per i vocabolari, che a quanto pare è rimasta, solo non li sfoglio ma li consulto online!).

Dal vocabolario online Treccani

Tradizióne s. f. [dal lat. traditio -onis, propr. «consegna, trasmissione», der. ditradĕre «consegnare»; nel lat. tardo anche «tradimento», dapprima con riferimento alla consegna dei libri sacri (v. traditore, in etim.), poi con uso assol.: di qui il raro sign. 3]. –
[…]

2.b. Trasmissione nel tempo, di generazione in generazione, di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme; anche le consuetudini, gli usi e i costumi, ecc. così trasmessi e costituitisi: era t. dei Greci eroicizzare i morti in battaglia; la cerimonia si è svolta secondo la t. paesana; l’onestà negli affari è t. nella mia famiglia; seguire la t.; attenersi alla t.; rompere la t.; una persona attaccata, ligia alla t. (o alle t.), un tradizionalista; studio delle t. popolari, il folclore. Con il sign. di abitudine, consuetudine in senso generico, senza preciso riferimento a una trasmissione di generazione in generazione: ormai lo fa da tanti anni, per t., di riunire gli amici a casa sua per l’ultimo dell’anno. […]

Questo è il concetto che mi piace applicare anche alla cucina ed alle ricette: trasmettere, mantenere, tener vivi quei gesti, quelle abitudini che nella mia famiglia esistono chissà quanti anni, usanze che, grazie a due origini diverse si sono andate mescolando, unendosi, ma non sono mai venute meno.

E lo  si può fare solo parlando e stando a stretto contatto con chi queste tradizioni le conosce bene, le trasmette da sempre: gli anziani, se siete tra i fortunati che possono ancora, approfittatene e ascoltate i vostri nonni.

Ingredienti

  • 1 kg farina
  • 1 kg Uvetta
  • 5 uova (3 intere + 2 tuorli)
  • 250 g pinoli
  • 2,5 bustine lievito per dolci
  • 1 scorza di arancia grattuggiata
  • succo di un’arancia
  • 1 bicchierino limoncello
  • olio EVO
  • 7 cucchiai zucchero

Procedimento

  1. Lavorare tutti gli ingredienti insieme, ma senza impastare.
  2. Ricavate 5 pagnottine di grandezza similare.
  3. Si serve una volta raffreddato.
  4. Cuocere per 3 ore: 45 minuti a 75°C, aumentare la temperatura fino a 100°C e cuocere per altri 45 minuti ed infine cuocere per il restante tempo a 150°.

Mi preme sottolineare che quando si cerca di rifare una ricetta di famiglia i risultati non sono MAI come l’originale, o per lo meno a me capita così, non se anche voi vi riconosciate in questa frase.

Dato il costo elevanto degli ingredienti, e data la sua semplice realizzazione, questa ricetta si presta benissimo per diventare un perfetto regalo culinario da aggiungere alla nostra già ben nutrita lista.
E voi a che punto siete con i regali?


 

* per lo meno non li ha la ricetta della zia Santina, perchè documentandomi su internet ho trovato ricette parecchio differenti tra loro, tra cui alcune che prevedono anche i canditi o il burro al posto dell’olio EVO.

1 Comment

  • 3 anni ago

    Caspita…tre ore di cottura.
    A casa mia brucerebbe, eppure guardando la foto del tuo, è splendido!
    Ho una zia a Busalla, e parenti a Genova, compresi i miei genitori che hanno vissuto lì per 15 anni, ma mai sentito parlare del Panettone Ligure.
    Devo consultare internet.
    Serene feste, e grazie per la ricetta!

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