Una foodblogger al Sial

Ho gi? cancellato l’inizio di questo post parecchie volte: non so da dove cominciare per descrivere cosa ? stato per me Sial, forse perch? ? stata un’esperienza cos? travolgente, che devo ancora riordinare bene idee e sensazioni.
Andiamo con ordine! Sial ? un’importante fiera agroalimentare che si ? tenuta a Parigi dal??19 al 23 ottobre. Anzi: ? una gigantesta fiera agroalimentare: oltre 6000 espositori provenienti da oltre 100 Paesi diversi.

Qui si incontrano domanda ed offerta del mondo del food, qui si scoprono le nuove tendenze, le novit? che anche in ambito tecnologico caratterizzeranno il settore agroalimentare, a questo appuntamento erano attesi oltre 150 000 buyer.

Questo ? Sial per un addetto ai settori.
Ma cosa rappresenta SIAL per una foodblogger?
Per me ? stata una vera e propria emozione. Sono partita da Malpensa domenica mattina senza sapere esattamente cosa mi aspettasse: s? ? di fiere ne avevo gi? fatte parecchie lavorando come hostess durante l’universit?? ma non ero mai stata dall’altra parte della barricata, n? avevo mai partecipato ad una fiera di mio interesse. Grazie ai colori, profumi, sapori, Sial ? un viaggio nel viaggio.

Entrata nel padiglione 1 (uno dei padiglioni internazionali) mi sono sentita come un bimbo ad Eurodisney, credo di aver scritto qualcosa di simile anche su Facebook! Lo stand dell’ICE?(l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) era enorme! C’erano veramente tantissime aziende che esponevano prodotti alimentari made in Italy: caff?, sottoli, sughi, pasta, riso, vini, prodotti a base di tartufo, farine, ecc.

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Ok mi sentivo ufficialmente come Alice nel Paese delle Meraviglie!!!
Sono stati 5 giorni davvero intensi proprio per la grandezza di questa fiera, che per altro non sono nemmeno riuscita a vedere integralmente.
Ho parlato praticamente sempre inglese ed in qualche occasione anche un po’ di spagnolo che ero convinta di aver scordato completamente ed invece in qualche cassetto della memoria qualcosa ancora c’era.

Mi ha fatto molto piacere confrontarmi con realt? anche molto molto lontane dalla nostra, vedere che il made in Italy ? apprezzato davvero in tutto il mondo (s? ?? una cosa che ci sentiamo dire alla tv, ma toccarlo con mano ? tutta un’altra storia), ho percepito?una grande sensibilit? anche verso chi ha problemi di allergie o intolleranze alimentari (tanto l’interesse per i celiaci ad esempio) e ho notato tantissime aziende che producono prodotti biologici.

Ho visto stand con allestimenti pazzeschi, come ad esempio una parete intera di donuts colorati, o una gigantesca riproduzione della Tour Eiffel fatta solo con verdure, o montagne di macarons, o distese di cioccolatini o brioches.

Ho sentito i profumi pi? disparati: chiudendo gli occhi ad un tratto il profumo di curry era cos?? persistente che sembrava di essere in India, due passi dopo il profumo di croissant appena sfornati ti riportavano in Francia, e poi a Napoli con il profumo di pizza, o in Africa con profumi di Cous Cous, o in Madagascar grazie alla vaniglia.

E poi ho assaggiato tanto, ma proprio tanto tanto: pasta, pasta di riso, cous cous, paella, vini dell’Irpinia, panettone senza burro, taralli, vini siciliani, vini toscani, risotti ai funghi, sangria (rossa e bianca per non farci mancare nulla), donuts ripieni di ogni tipo di farcitura, pizza con o senza glutine sfornata al momento, crostini con tartufo, nduja, shortbreads, confetti, marmellate, frutta disidratata di ogni tipo (potrei elencare ancora per 4 o 5 righe ma vi risparmio), ?ma grazie al cielo, come dicevo? prima la fiera talmente grande che facevo 5 km almeno tutti i giorni se no sarei tornata con 7 o 8 kg in pi?!!!

Ah: e poi una sera a Parigi ho visto anche la Tour Eiffel e mangiato escargots (per la prima volta)…

 

 

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